Questo

Sono qui, steso di traverso, sul letto, a pancia in giù, in diagonale, e il letto è un letto matrimoniale. Sto scrivendo, la testa un po’ sollevata a guardare lo schermo del portatile.
Cosa sto scrivendo?
Questo…


Sto scrivendo questo.
Sono qui steso da solo ed ecco, lei, lei si siede ai miei piedi, le gambe aperte, angolo retto, intravedo i suoi piedi a lato dei miei occhi. Fa yoga, lei, e le gambe aperte ad angolo retto non sono niente per lei.
Io non potrei.
Faccio finta di niente.
Sto scrivendo.
Che cosa?
Questo…


Ora sfiora con la mano il mio piede, il piede destro, lo solletica. Ho una piccola reazione. Le dita si contraggono, poco, ma continuo a scrivere.
Mi sfila i pantaloni del pigiama, sotto non ho niente. Sotto i pantaloni del pigiama io non porto mai niente. Mi dà fastidio dormire con le mutande, mi si soffocano i testicoli. E poi fa bene dormire senza, l’ho letto anni fa da qualche parte. Forse era proprio per non soffocare i testicoli. Non ricordo.
Mi sfila i pantaloni e io resto nudo, steso, in diagonale, a pancia in giù. E continuo a scrivere.
Prende fra le mani il mio piede, quale? Boh, mi sembra il destro, ma non ne sono sicuro. Sono concentrato. Sto cercando di scrivere…
Prende il mio piede e lo avvicina, fra le sue gambe, lo avvicina e si avvicina, fa yoga, un piccolo spostamento di bacino. Io non ne sarei capace.

Ora il mio piede sfiora le sue labbra, non della bocca. Il piede è vicino alle gambe e lei fa yoga, non contorsionismo. Il piede sfiora le labbra, lì, in mezzo alle gambe, le sfiora con la punta dell’alluce. Non ha mutandine, nemmeno lei, ma lei non ha testicoli che soffocano, e intanto penso: mi sono tagliato le unghie dei piedi?
Sì, l’altro giorno.
Sento le labbra socchiudersi, e l’alluce, la punta dell’alluce, piano piano farsi spazio.
C’è dell’umido. È eccitata.
Cerco di non distrarmi. Voglio continuare a scrivere. Cosa?
Questo…
Cerco di restare concentrato, ma sento che il mio alluce, il mio piede, sento…
Ecco, sento che il mio alluce e il mio piede, è come se…
Sento il mio alluce, il mio piede…
Occristo. Mi sta risucchiando…
Mi sta risucchiando il piede!
Il piede sta piano piano penetrando fra le sue labbra e non riesco a resistere, non riesco a trattenerlo. Decido di giocare, di provocarla.

Non faccio yoga, ma sono un buon tuffatore. Unisco subito i piedi, stile tuffo di testa. Non faccio yoga, ma sono bravo a fare i tuffi di testa. Gambe dritte, piedi bene uniti, gli alluci a toccarsi. Il piede sinistro raggiunge il destro. Sì, quello di prima era il destro, ora lo so, ma lei non si ferma.
Ora vediamo cosa fa.


Stringe fra le mani i miei piedi, sento le labbra aprirsi. Li risucchia entrambi. Continuo a fare finta di niente. La sento muovere il bacino, le gambe si aprono ancora di più, le labbra si schiudono, fra le labbra qualcosa mi solletica il bordo dei piedi al loro passaggio, le dita si contraggono e senza volerlo aprono ancor più lo spazio fra le sue gambe, si aggrappano alle pareti, alla sua carne. I piedi penetrano, la sento ansimare, mugolare. Si dice mugolare?
Cerco su Google. Sì, si può dire. Mugolare, gemere, però bisogna specificare per che cosa.
La sento mugolare per il piacere.
Ecco, l’ho scritto. Ho scritto anche questo.
Vorrei voltarmi, per capire cosa sta succedendo e come, ma ho paura. È una cosa nuova. Non mi era mai capitata prima. Non mi era mai successo di essere risucchiato fra le gambe di una donna. Resisto alla curiosità e continuo a scrivere, e poi sento che questo gioco le piace, la mia indifferenza, il mio far finta di niente. Si sta eccitando. Lei sa che mi sono accorto e che se non reagisco è perché ho deciso di stare al gioco. La lascio fare. Tanto quanto potrà durare? La volta che ho provato a penetrarla con la mano mi ha fermato che ancora non ero arrivato a quattro dita. Mancava poco che non mi ricoprisse di bestemmie, figuriamoci con due piedi, che il piede… Il piede è più grande di una mano. Io poi porto il quarantatre!


Bene. Continuiamo a giocare! Faccio finta di niente e continuo a scrivere.
Sento le sue pareti chiudersi sulle mie caviglie, i piedi inghiottiti. Cavoli! Sono dentro. Sento il suo respiro forte, sempre più forte, e i mugolii di piacere. D’istinto cerco di smuoverli un poco, di sfilarli, di toglierli, ma è come se fossero bloccati, come se un’unica manetta li cingesse stretti e all’ingresso il piccolo lucchetto.

Sono un carcerato, un detenuto, manette ai piedi, dov’è la palla? Lo scrivo.


Sono un carcerato, un detenuto,

manette ai piedi, ma dov’è la palla?


Dopo una piccola pausa sento la sua carne, le pareti lisce, umide, cominciare di nuovo a muoversi. Mi sento come nella bocca di un serpente, le spire si muovono, al suo interno, e piano piano mi risucchiano. L’ho visto in un documentario. Va beh, prima o poi arriverò a toccare il fondo, cavolo, che sono anche più alto di lei!

I piedi sono al caldo, un po’ umidi, la sensazione è piacevole. Muovo le dita. Lei geme, forte, le piace. Le muovo ancora. Sento la sua carne contrarsi, e in un colpo mi inghiotte fin sotto le ginocchia. Perdio, siamo già quasi a quaranta centimetri. Non so che fare, ma proprio perché non so che fare non faccio niente, o meglio continuo a scrivere.
Ho dovuto avvicinare il portatile. Non ci arrivavo quasi più. Era rimasto sul cuscino e io ormai sono con la testa quasi a tre quarti del letto. Un matrimoniale. Ikea. Sotto ci sono i cassettoni.


Ora sento qualcosa che mi sfiora le ginocchia, sento le contrazioni crescere di intensità, il suo respiro aumentare di ritmo. Oddio. Si sta toccando, si sta carezzando lì, il grilletto, il lucchetto, insomma, il clitoride. Ecco!
Faccio sempre fatica a usare i termini che indicano le parti intime del corpo. Non ho ancora scritto vagina, per esempio. Sì, va bene, l’ho scritto ora, ma l’ho scritto proprio per dire che non l’avevo ancora scritto, quindi non vale. Insomma, ho parlato di pareti, di labbra, ma non di vagina. Clitoride è un’altra di quelle. Quando prima ho scritto che qualcosa mi solleticava i piedi mentre venivano inghiottiti, o di un piccolo lucchetto all’ingresso, era proprio quello, il clitoride. Ma non mi piace. È brutta come parola. Manca di poesia. Clitoride. Non so, forse è solo una mia sensazione, questione di gusti, ma proprio non mi piace. Quindi, se riesco, la evito.
E intanto lei si tocca. Io mi faccio le seghe mentali e lei si tocca, si bagna, ansima, il bacino che si muove, le gambe sempre più aperte, le contrazioni, solletico ai piedi, le dita che si contraggono, e le ginocchia sempre più vicine a essere inghiottite, anche loro. Lei si tocca e io sento il suo orgasmo salire, venire, e viene, lei viene, contrazioni, contrazioni, contrazioni e via! Anche le ginocchia sono dentro!
Il suo respiro rallenta, sento un risolino, è soddisfatta, ma non del tutto. Il bacino, il bacino che ancora si muove, lento, che mi viene incontro.

Ma come cazzo fa?

Domani comincio a fare yoga anche io.

E intanto sono già dentro fin quasi le cosce.
Continuo a scrivere. La sento canticchiare.
Canticchia la melodia di quando ha voglia di fare l’amore, di fare ‘zin zin’, come dice lei. ‘Facciamo zin zin’? È così che mi dice, ‘Facciamo zin zin?’. Lo dice con malizia. E poi canticchia. Ma oggi c’è qualcosa di inquietante in quella melodia. Sembra la strega delle favole quando cerca di farsi passare per una povera vecchietta. Sento la risata stridula.
Guarda che bella mela, perché non l’assaggi?
Risata stridula. E poi canticchia. Ha voglia, tanta voglia. Ha fame. Tanta fame. Vorrei girarmi, per guardarla, ma a questo punto mi è quasi impossibile. Sono dentro, incastrato, sento la sua carne cingermi il bacino. Cerco di girarmi ma riesco a mala pena a intravedere la sua ombra. Mi aggrappo al portatile, lo avvicino, sono a metà del letto.
Scrivo.
Dove… No, dico, dove? Dove lo trova il posto? Se fosse un serpente, il serpente è lungo, inghiotte piano piano, ti digerisce, ma è lungo. Lei no. Lei è un metro e sessantaquattro, più o meno, e io, come minimo, sono dieci centimetri più alto di lei.
Provo a concentrarmi sulle gambe, per capire. Mi sto, mi sta accovacciando, mi sta raccogliendo, le ginocchia piegate. Posizione fetale. Occristo! Non ci posso stare dentro tutto!
Ecco.
Il bacino, il suo, si muove, sento, la sento, eccitata, e mi eccito anch’io. Ho un’ erezione, giusto un attimo prima che anche lui sparisca dentro, ma non era mai entrato così, in blocco, con tutto il resto, i fianchi, i glutei. Cavolo. Sono dentro. La sento gemere mentre la mia erezione sfrega sulle sue pareti. Ormai è al massimo, non controlla più il respiro, il bacino, le contrazioni. Dentro. Scivolo dentro, lento, piano piano. Le sue contrazioni sulla mia erezione, sui miei glutei, il calore.
Lei viene. Io vengo. Veniamo… Dentro.

E la vita scivola via.


La vita scivola via. C’è un doppio senso, in questa frase. La vita, sopra il bacino, la vita, la mia vita scivola. E non si ferma. Il suo respiro è sempre più veloce, intenso, enorme, ogni respiro un grido, un urlo, geme, mugola, dolore e piacere, mentre il mio, di respiro, si riduce, fatica, i polmoni stretti, costretti, torace stritolato, soffocato. Con le braccia tese, sopra la testa, continuo a scrivere. Cosa? Maccristo… Questo!
Aggrappato al portatile scivolo verso l’abisso. Cerco di ricordare alcuni video porno che girano su internet. Penetrazioni con oggetti voluminosi: bottiglie, mazze da baseball, palle, palloni…, maccavoli, qui stiamo esagerando. Per un attimo penso di fare una ricerca, sì, su Google: uomini inghiottiti fra le gambe… ma non c’è tempo, o forse non c’è campo, o meglio ancora, non c’è scampo, me ne rendo conto solo adesso, merda. Sono fuori solo dalle ascelle in su.
Sono ancora in posizione di tuffo. Chissà, se mantengo la posizione magari riesco a scivolare fuori. Cerco di muovere i piedi come se nuotassi, ma niente, non mi muovo di un centimetro, e lei si eccita, ancora di più.
Ora si ferma. Mi prende per le spalle. Mi gira, con un colpo netto. Posso vederla. Il suo sguardo, le pupille dilatate, la bocca spalancata, una smorfia, un ghigno. Cola saliva, i seni zuppi, il suo ventre enorme, muovo un piede e lo intravedo, sotto la sua pelle, tirata, tesa, lì lì per esplodere.


Guarda! Si muove! È un piedino!
Cristo! Ho il quarantatre di piede!


Mi afferra la testa fra le mani e comincia a muoverla. Destra, sinistra, alto e basso. La mia barba sfrega sulle sue labbra, il suo clitoride. Sì, il clitoride, proprio quello. Clitoride, clitoride, clitoride! Cazzo! È così che si chiama, che si scrive. E scrivo, anche ora che sono girato. Cerco di portarmi lo schermo davanti, lo appoggio sui suoi seni, ma scivola, la saliva, il sudore. Scrivo. Lei accelera, mi fa male il collo, movimenti sempre più veloci, più piccoli, concentrati lì, la mia barba che sfrega sul suo cazzo di clitoride, e le contrazioni, cristo, lo sguardo, l’urlo. Dio, non l’avevo mai vista godere così. L’orgasmo assoluto! Ogni contrazione mi porta via un po’ di respiro e lei ora mi mette le mani sopra la testa e spinge, forte, verso l’interno. Il mento, la bocca, la apro, il sapore, il suo sapore, il naso, il suo odore. Gli occhi, non vedo più nulla, la carne che mi inghiotte la fronte, i capelli, le mani. 


Mi viene in mente la scena di un film che avevo visto da bambino, un uomo inghiottito dalle sabbie mobili, era un film su Tarzan, in bianco e nero, e le mani erano state le ultime a sparire. Mi ero chiesto: cosa c’è dall’altra parte?
Mi aggrappo, scivolo, perdo la presa, scrivo.
non vedo più niente


non resp…
iro…
le dit 
…zzo
Le di t
a
la ma n
Sciv…
Scr iv… 
Scriv…
o…
Ques
T

oh…
q g    i
t z
u

.

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