Abisso

Guardiamo l’Abisso che si spalanca feroce e inaudito davanti a noi.
Due anime affini, legate da un intreccio cosmico, da una silenziosa comprensione, da un “io capisco” mai detto ma sempre saputo.
Il baratro è davanti a noi, è sempre stato lì, fin da quando ho memoria.
Profondo, oscuro, spaventoso nella sua immensità. Siamo sul bordo e non riusciamo a fare quel passo che ci allontanerebbe da una minaccia tanto smisurata. Dietro di noi il deserto della mediocrità, del non-pensiero.
Dietro di noi la non ricerca, la quiete spaventosa di un deserto fatto di polvere e di kilometri e kilometri di nulla.
Su questo orrido Abisso, che si spalanca qui, davanti a noi, pronto ad inghiottirci, noi scopriamo, insieme, il senso del limite. Spaventati e allo stesso tempo attratti dal grande mistero che qui dinanzi a noi si palesa.
Questa mia è una fase di profondo ripensamento… non direi negativa, è strana… i pensieri si mischiano tra quello che sono e quello che vorrei. Una tempesta di mente e cuore, di spirito e anima.
Tremo sull’orlo. Mi conosci, ti conosco, non ho mai avuto ripensamenti. Ogni mio passo è stato risoluto, mirato a spingermi sempre più in là, a farmi conoscere sempre meglio, a vedere cosa si nasconde dietro l’orizzonte.
A trenta anni, nel mezzo del cammino di questa mia vita, per la rima volta ho paura. Temo che il prossimo passo sia troppo grande, troppo profondo anche per la mia anima. E’ il passo che mi spingerebbe oltre l’orlo, che mi farebbe superare il limite, che mi farebbe precipitare in quel grande abisso. Oscuro, illimitato.
Mi attrae e mi spaventa, e se poi andassi troppo oltre? Talmente oltre da non poter più tornare indietro. C’è un limite che non dobbiamo superare? Il viaggio deve finire qui? O possiamo andare oltre? Ma a quale prezzo?
L’Abisso è qui, un buco nero che aspetta la mia anima. Che attende il passo, che mi sfida.
Il cuore, sempre saldo, oggi vacilla. Oscuri presagi.
Il grande Abisso rugge e si dibatte, lo scruto e lui scruta me, dentro di me.
Forse troppo a lungo ho guardato nel profondo della tenebra.
La tenebra chiama tenebra. Una vita per cercare di sfuggire a questo grande mistero, per sopirlo, anni di pellegrinaggi in ogni dove per ritrovarmi di nuovo qui. A cosa è servito tutto?
Forse per dimostrare cha a trenta anni posso ancora osare, buttare tutto, distruggermi per ricostruirmi nuovamente. Per dimostrare che sono ancora Vivo.
Ho paura. Ma tu ora sei qui e come per miracolo sei giunta nel momento della grande scelta, dopo anni il Destino ci ha portato qui. Mano nella mano a guardare dentro questo Abisso che guarda dentro di noi. A guardare questo buco nero smisurato e terribile.
Mano nella mano, sul grande Abisso. Gli anni scompaiono. Le lotte, le vittorie, le sconfitte, gli amici… solo noi e l’Oscurità. Ancora un passo, uno solo.
Non so cosa troverò sul fondo. Dicono che i buchi neri siano antiche stelle, ho sempre trovato affascinante come tanta luce possa diventare tanta oscurità.
Non so cosa fare, ma ora tu sei qui, e ho meno paura. 

Clara

Uno scritto introspettivo e dal sapore di Nietzsche. Più romantico però, più speranzoso. Molto bello.