Don’t try

Ho incontrato Bukowski che avrò avuto sedici, forse diciassette anni.
Era una età balorda, il Coffa era appena morto e i giri a piedi per le vie del centro si erano tramutati in solitarie camminate senza meta. Tristi vagabondaggi nella vana speranza di staccare un pò il flusso di pensieri.
Lo incontrai nella libreria di via Mazzini, il vecchio Hank; oggi quella libreria non esiste nemmeno più, nei locali che erano ricolmi di libri fa bella mostra di sè un negozio di articoli per casalinghi. Avvenne tra quegli scaffali la folgorazione, nessuno mai me ne aveva parlato, quel nome non mi diceva nulla eppure da quel giorno la mia vita in qualche modo cambiò perchè Bukowski mi salvò. Mi salvò in tutti i modi in cui una persona può essere salvata.
La mia vita sarebbe stata sicuramente diversa se non avessi preso dallo scaffale quel determinato libro in quel preciso momento della mia Storia: le nostre esistenza sono determinate da minuti, secondi significativi che determinano poi per anni il susseguirsi degli eventi, le direzioni, le rotte, i destini.
Quel giorno la mia rotta cambiò. Bukowski non mi insegnò una filosofia, non mi indicò una direzione … Mi mostrò un atteggiamento.
La vita non è altro che una immensa spianata di sale, così almeno la immagino io. Una smisurata spianata di di bianco sale sormontata da un cielo plumbeo dalle variegature amaranto. Miglia e miglia di nulla, in ogni direzione …In questa spianata primordiale c’è l’Umanità, migliaia di milioni di persone…miliardi. Donne, bambini, vecchi…Tutti, proprio tutti.

Tutti ugualmente sperduti in quel grandioso nulla.

Una massa smisurata di persone spaventate e intimorite, una massa tremolante e ignava che aspetta un segno, un Messia o semplicemente la giornata buona. Non c’è ricchezza, non c’è povertà, non c’è intelligenza o saggezza, l’astuzia e la stoltaggine hanno lo stesso valore pari a zero. C’è solo questa smisurata spianata di sale che si estende fino a perdita d’occhio, ed oltre il limite dell’orizzonte, un’altro orizzonte identico e poi un altro e un altro ancora.
Ogni tanto da questa massa disordinata si stacca un gruppo, al seguito di un guru, di un santone di un politico..di un povero Cristo che salta su dicendo di sapere qualcosa, di conoscere la strada per l’Eden, per la Verità, per la Salvezza, di avere le risposte.
Ma l’unica Verità è che nessuno sa un bel niente, siamo tutti sulla stessa barca: perduti e spaventati. Incapaci di capire, incapaci di agire. Ci si attacca a tutto, si è sedotti da tutto per sfuggire in qualche modo alla solitudine allo smarrimento. La paura ci incattivisce, ci rende animali spietati. Facciamo alleanze, ci mettiamo in gruppo per sentirci più forti, ci accaniamo sui più deboli, aduliamo i più forti.
Avrei potuto seguire anche io uno di quei guru e andare a perdermi nel deserto seguendo le orme di qualcun’altro, con un pò di coraggio e con un pò di follia mi sarei potuto incamminare da solo verso il nulla e perdermi come tanti prima di me, migliori di me, hanno fatto.
Bukowski insegna di sedersi, aprisi una birra e guardare sornionamente il via e vai di questa miserabile umanità, di osservare il loro inutile accalcarsi, il loro eterno girovagare per tornare alla fine sempre al punto di partenza, di guardare le loro lotte per guadagnarsi un pezzetto di supremazia sul niente, di osservare i loro sogni e la loro battaglie con occhio distaccato perchè in fin dei conti da quella azzuffaglia, da tutto quell’impegno, da tutta quella fatica non ne uscirà proprio un bel nulla.

Sulla sua tomba a San Diego il vecchio Hank ha voluto far incidere una semplice frase “Don’t Try”, non provare…Tanti lettori di Bukowski la leggono come un invito a non seguire il suo esempio, a non farsi incantare dal fascino della vita maledetta, dal non ripercorrere le sue orme.
Io quel “Non provarci” l’ho sempre recepito in maniera diversa, un invito a coloro che forse qualcosa hanno “percepito”, per non dire capito, a non  provarci nemmeno ad omologarsi, di non provare a far finta di credere ai finti sogni, alle finte battaglie, ai desideri degli altri…Non provarci. Non desiderare una bella casa con relativo mutuo, la bella macchina da far vedere agli amici, la vita fatta di abbracci e sorrisi, le code per i saldi e le pacche sulle spalle, i “buon lavoro, continua così”, gli “arriverà il tuo momento”, i “ti tornerà tutto con gli interessi”, non provarci nemmeno a credere a quelle stronzate perchè tu sei diverso da tutti loro, non provarci nemmeno. Non farti abbindolare da quelle comode finte felicità, da quelle vite semplici fatte di pezzi di puzzle che con un pò di pazienza e impegno si combinano tutti perfettamente e che alla fine danno il senso di tutto, il tuo puzzle è fatto di pezzi spaiati o che mancano del tutto. Ma va bene così, cazzo eccome se va bene così, perchè hai una cosa che non ha prezzo, che loro, intento con il loro bel puzzle nemmeno immaginano…qualcosa che non si può vendere o comprare, qualcosa che ti mette fuori dai giochi: la consapevolezza.

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