Odio le persone

Odio le persone.
Ne odio il tremendo quieto vivere.
Odio le loro vite, dissolute e vane.

Trascino nel mio vagare il senso di estraneità
e di smarrimento
di chi osserva e non capisce,
di chi recita una parte senza comprenderla, in verità, fino in fondo,
il senso.

Non capisco come oggi si possa fare del qualunquismo un’arte,
di come si possa stare indifferenti di fronte ad un potere sordo ed oppressore che non si manifesta ma che opera
subdolo e paziente
trascinandoci come greggi
verso il pensiero omologato.

Quando l’apparenza è diventata più importante dell’essenza?

Fedeli prostrati dinanzi ad un Pantheon di divinità virtuali.
Déi di bit, ai quali offriamo libagioni di viaggi transcontinentali e culi rassodati a suon di palestra e dieta.
Paladini di straripanti e smisurati eserciti di followers.
Estremisti epicurei,
affamati di like,
tronfi della propria abissale nullità.

Odio le persone.
Ne odio le vite senza lotta.
La vita quieta derivata da una assoluta, docile, resa.
Sconfitti di una battaglia mai iniziata, gaudenti prigionieri orgogliosi delle proprie catene.
Nessuna voce si leva, nessun gesto di stizza o di ribellione.
Niuno si leva contro le dorate sbarre della gabbia,
troppo intenti come siamo a badar ai fatti nostri.

La forza spezza. La dolcezza piega.

“La forza spezza. La dolcezza piega.” ricorda molto il ragionamento di Lao Tze, che affermava “La debolezza è potenza e la forza è niente”.

Clara

Bellissima.
Un po’ ci ricorda che siamo tutti “le persone”: gli altri di qualcun altro.