La decadenza ha ossa di latte

La decadenza ha ossa di latte,

un impasto di sangue e ombre

tra le fronde del viso. Inumati,

erompono di notte: corrodono

le viscere e le stelle addossate

al cielo. La fatiscenza è dolore.

I giorni che pascolano e gli dei,

dislessici scrittori dell’avvenire,

sono come lei: tornano sempre.

Ha membra di cemento la crisi:

l’Arte la disseziona e lei, fredda,

lascia che l’artista rediga parole

nel nome del suo credo: il Poeta

è colui che, dalla vertigine, vede

l’abisso e, ingravidato di hybris,

esprime un giudizio. Tutta l’Arte

è un soliloquio recitato con verve

in un teatro marciscente e il Poeta

è colui che, empio di boria, brama

di arginare la (propria) crisi: gloria.

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