LA TRILOGIA DEL DRIVE-IN: L’ONIRICA FOLLIA DI JOE LANSDALE

La scrittura di questo pezzo è stata travagliata. Scritto e riscritto almeno un paio di volte, al momento di inviarlo per la pubblicazione ho cancellato di nuovo tutto e sono partito daccapo. A trenta e passa anni uno può permettersi di avere dei ripensamenti: la sicurezza è una prerogativa dei vecchi e dei giovani.

Cosa dire di nuovo, di diverso, su Drive-in di Lansdale?

Potrei dirvi che Lansdale è un pazzo. Uno di quei pazzi che fanno bene al genere umano. Un folle cantastorie texano che ti fa saltare dalla poltrona con le sue pagine piene di stile. Tratti calibrati e ben mirati, lucidi, che tracciano uno racconto al limite tra una sceneggiatura e un libro. Un racconto che sa di film americani. E le immagini di quei film ci vengono in aiuto e presto, fin dalle prime pagine, danno forma nella nostra immaginazione a una location molto anni ’80: un drive-in della profonda provincia americana. Possiamo poi dare un un nome a quel drive-in: l’Orbit. Piatto forte della serata: maratona massacrante di classici Horror.

Ci possiamo immaginare poi le macchine, i pick-up, i secchi stracolmi di pop-corn, le bibite gassate, i dolciumi. 
Il tramonto che volge verso la sera, le prime stelle. L’America, il Texas. 
Fino qui tutto bene, potrei poi dirvi di come Lansdale cominci ad andarci giù di brutto, una discesa verso qualcosa che è persino difficile da definire: un sogno? Un incubo? Una allucinazione psichedelica? Jack, Bob e Randy (i tre protagonisti) si ritrovano catapultati in una realtà che degenera in una situazione kafkiana, dove nessuno ci capisce più nulla: una misteriosa oscurità avvolge il Drive-In isolandolo dal resto del mondo. La gente poi inizia a sfollare e lo spettacolo è servito: cannibalismo, atti di crudeltà inaudita ma anche slanci d’amore, improvvisati santoni; Lansdale offre il ritratto sanguinolento di una umanità ai limiti.

La storia in sé è indubbiamente accattivante, poi lo stile c’è. Quando il vecchio Joe R iniza a raccontare di come la gente inizia a sfollare è davvero da pelle d’oca, poi c’è Banditore, i T-Rex e gli alieni. Non manca davvero nulla. Le pagine nelle quali Banditore viene investito durante una pisciata e finisce morto stecchito sul bordo della strada, con il suo uccello in mano, sono entrate a diritto nel mio personale Olimpo delle pagine più belle della letteratura.
Le pagine volano e si è spinti o attratti verso un finale rivelatore che realtà lascia ben poche certezze ma che, anzi, confonde ancora di più le idee.
Una lettura  insomma che ci lascia con una domanda: “cosa diavolo ho appena letto?” 
Questo è Lansdale. Punto. 

Un pezzo del genere poteva anche andar bene, magari vi ha pure invogliati a leggere Drive-in, ma poi mi sono chiesto cosa potevo dirvi di davvero nuovo, di vero. 
Ci sono decine di articoli, pezzi, recensioni ben migliori della mia. Quindi ho decido di raccontarvi una cosa che nessun altro può raccontarvi, qualcosa di diverso, di unico.  

Ci sono alcuni libri che per me sono importanti non tanto per il loro contenuto ma per come sono arrivati a me, per gli eventi ai quali sono legati, per le persone che me li hanno consigliati. Pe rquanto mi riguarda, Drive-in è indissolubilmente legato al prof Bianchini. Ho tendenzialmente una bassa stima del genere umano ma nel corso della nostra vita, le divinità olimpiche, ci fanno incrociare una manciata di persone straordinarie, ognuna a modo suo; persone che per noi diventano modelli, punti di riferimento. Il Bianchini è stata una di queste persone. 

Ero al mio secondo anno di insegnamento, avevo preso servizio in una scuola media di periferia, poche ore settimanali di geografia in alcune classi difficili. Tra i tanti colleghi legai con questo vecchio prof di arte fumatore, futurista e bohémien. Un tipo da romanzo, ne rimasi affascinato. La voce rauca, le irrinunciabili sigarette, un amore smisurato per l’arte e due occhi azzurri, profondi e veri. Una persona schiva, quasi burbera, ma con un carisma e una bontà d’animo che non ho ritrovato in nessun altro. Legammo molto.

Avevamo preso l’abitudine di scambiarci sempre qualche parola prima delle lezioni e durante un’ora buca in comune gli facevo compagnia mentre si imboscava per fumare. Durante quei momenti, passati nel retro della scuola, isolati, abbiamo iniziato a parlare di arte, di filosofia, di libri. Quelle ore buche divennero un appuntamento fisso e irrinunciabile che attendevo per tutta la settimana e ogni volta ne uscivo arricchito.

Pioggia, Sole o neve non riuscirono mai a farci saltare il nostro appuntamento della terza ora del Giovedì. Aveva l’età di mio padre e io l’età di suo figlio, eppure eravamo colleghi. Due generazioni a confronto, due mondi uniti dalla passione per la lettura e dalla speranza di vedere un mondo nuovo. Ero incantato da questo vecchio saggio, mi piaceva il suo modo di parlare pacato, profondo. Mi raccontò del rapporto con suo padre, un uomo di grande cultura che volle a tutti i costi che nella sua bara fosse messa una copia di Siddartha di Hesse.
Tra i tanti libri di cui parlammo mi raccomandò Drive-in di Lansdale e Il lupo della steppa di Hesse. Tendenzialmente non ascolto altro se non un buon consiglio e quei due libri sono stati davvero un ottimo consiglio.

Per concludere: Landsale è sicuramente una delle voci americane più originali degli ultimi quaranta e passa anni. Dopo la grande stagione della Lost Generation e dei Beat, questo folle scrittore che mischia letteratura e cinema, poesia e splatter, ha portato una ventata di novità.
Non è per tutti, o lo si ama o lo si odia, ma sicuramente non lascia indifferenti e se si vuole uscire un pò dai binari, leggere qualcosa di assurdo e di diverso, la trilogia del Drive In è quello che fa per voi.

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