Quando l’amore arriva in ritardo – Memoria delle mie puttane tristi

Fa’ quello che vuoi, ma non perdere quella creatura” mi disse. “Non c’è peggiore disgrazia che morire soli.

Quello che troviamo tra le pagine di “Memoria delle mie puttane tristi” non è il solito Gabriel García Márquez. Il realismo magico a cui siamo abituati, le parole simili a leggiadre pennellate, lasciano spazio ad uno stile di scrittura scarno, disincantato ed insolitamente cinico. Il titolo balza subito all’occhio ed il tema trattato è di quelli che vengono subito etichettati come “immorali”, a detta di alcuni sull’orlo della pedofilia. Tuttavia Márquez fa di questo romanzo breve, brevissimo, una disillusa riflessione sull’amore, sulla sua imprevedibilità. Il tutto velato da un’opprimente nostalgia, quella tipica di un vecchio con la testa piena di pallidi ricordi che non sono degni di essere ricordati. Un vecchio che, più che essere invecchiato, è appassito.

Gabriel García Márquez

Mi fece rabbrividire la rivelazione raggelante che stavo ascoltando l’ultimo concerto che il destino mi riserbava prima di morire. Non sentii dolore né paura bensì l’emozione devastante di averlo vissuto. 

Il vecchio è uno stimato giornalista, che ha passato tutta la vita ad evitare che l’amore, il vero amore, lo travolgesse. È stato troppo stupido, o forse troppo saggio, per cadere innamorato di una donna. Ha sempre vissuto in solitudine – una volta è stato pure vicino al matrimonio, ma è scappato il giorno prima delle nozze – rincorrendo le più belle puttane della città per domandare loro di colmare ogni suo vuoto con una notte di sesso sfrenato ed incolore.
Per i suoi 90 anni, “un’età in cui la maggior parte dei mortali è già morta”, decide di farsi un regalo: una folle notte d’amore con un’adolescente vergine. Cabarcas, la donna che gestisce il suo bordello di fiducia, è nota per la maestria con cui soddisfa ogni genere di capriccio, e questa volta non è da meno: una quattordicenne stesa sul letto, truccata pesantemente e addormentata da una forte dose di valeriana per calmarle la paura, attende il vecchio giornalista.

L’uomo così passa la notte con lei. E per la prima volta scopre il piacere di osservare il corpo di una donna “senza le urgenze del desiderio o gli intralci del pudore.” Ne è estasiato, e dentro di lui sente germogliare un qualcosa di nuovo e sconosciuto. Il vecchio non se la sente di svegliare Delgadina – così l’ha soprannominata – perciò non gli rimane altro che ammirarla, lasciarsi travolgere dall’energia di quel corpo così giovane, sussurrarle filastrocche all’orecchio, arrivando perfino a pregare per la sua verginità affinché la mantenga il più a lungo possibile.

Il vecchio la incontra numerose notti a seguire. Sempre senza sesso, poichè:

il sesso è la consolazione che si ha quando l’amore non basta

Memoria de Mis Putas Tristes, 2011

Così il vecchio viene a conoscenza di un amore così puro che quasi riesce ad annichilire l’oscenità che l’ha portato ad incontrare la ragazzina. A 90 anni, un’età in cui le cose di solito muoiono anziché nascere.
Gli incontri diventano sempre più frequenti ed indispensabili. La stanza del bordello, prima spoglia e disadorna, diventa ben presto profumata e piena di oggetti e cianfrusaglie. Il lavoro da giornalista si riduce ad una serie di editoriali settimanali incentrati sull’amore, così veri e profondi da renderlo famoso.

“Era finalmente la vita reale, col mio cuore in salvo, e condannato a morire di buon amore nell’agonia felice di un giorno qualsiasi dopo i miei cent’anni.”

Memoria delle mie puttane tristi ci insegna che, nello strascico della vecchiaia che avanza, c’è sempre tempo per un ultimo tramonto, per un sussulto breve ma inaspettato, che non solo dona colore ad ogni cosa prima che muoia definitivamente, ma addirittura mostra il passato sotto una nuova luce. Vivere l’amore a novant’anni è esattamente come viverlo a venti, con le stesse incertezze e meraviglie, ma forse con una consapevolezza di più: una vita sprecata, persa tra mille occasioni mancate e sentimenti soffocati, che trova finalmente la sua rivalsa.

“Quando risuonarono le sette alla cattedrale, c’era una stella sola e limpida nel cielo color di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.”