5 insegnamenti tratti da Norwegian Wood

Norwegian Wood è uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi. Dedicato agli amici che sono morti e a quelli che restano, questa è l’opera più personale ed introspettiva di Murakami, che ammette: “Questo libro può piacere o non piacere proprio come io posso piacere o non piacere come individuo”. È senza dubbio il suo libro più chiacchierato, un fatto insolito poiché è quello che si discosta maggiormente dalla linea artistica dell’autore, contraddistinta da atmosfere surreali ed oniriche, per addentrarsi nell’universo dei sentimenti, della solitudine, dei ricordi, dell’amore.

Norwegian Wood è un grande romanzo di formazione, sull’adolescenza, su quanto sia complicato avere vent’anni e farsi strada verso il mondo degli adulti, una scelta dopo l’altra, cercando di mantenere intatta la propria originalità e pagandone allo stesso tempo il prezzo. Infatti Watanabe, adolescente tormentato da angosce e dubbi, si trova a dover scegliere tra due ragazze, Naoko e Midori, caratteri agli opposti, una esausta e l’altra esuberante, che esercitano su di lui un fascino prorompente, mentre il tempo avanza imperterrito e minaccia di compiere la scelta a posto suo.
Quella che ci accompagna lungo tutta la storia è l’inconfondibile scrittura di Murakami, sublime e malinconica, che cela dietro ad ogni cosa descritta un significato simbolico, una potenza evocativa soltanto accennata.
Ecco di seguito 5 insegnamenti tratti da Norwegian Wood di Haruki Murakami.

1 – I ricordi sono tutto ciò che possediamo

Come è potuto succedere? Dove è andato a finire tutto quello che ci sembrava così prezioso, dov’è lei e dov’è la persona che ero allora, il mio mondo?

Una verità che ci viene presentata già all’inizio del primo capitolo. I ricordi sono tutto ciò che possediamo, ma cominciamo ad avvertire la loro importanza soltanto quando iniziano a sbiadire, ad appannarsi, a smarrirsi in quella foresta intricata che è la memoria. “Ti ricorderai sempre della mia esistenza, e che sono stata accanto a te come in questo momento?”, chiede Naoko a Watanabe, quasi con una lucidità premonitrice. Un dramma, quello dei ricordi che vanno sciupandosi, che però racchiude un risvolto positivo: eliminando alcuni dettagli superflui, potrebbe venire a galla, a distanza di anni, il significato vero di certi avvenimenti. Quel significato che, mentre siamo troppo occupati a vivere, ci sfugge.

2 – La morte fa parte della vita di tutti i giorni (e le persone ci lasciano)

Fino ad allora io avevo sempre considerato la morte come una realtà indipendente, completamente separata dalla vita. Come a dire: “Un giorno prima o poi la morte allungherà le sue mani su di noi. Ne consegue che fino a quando ciò non avverrà essa non potrà toccarci in nessun modo”. Questo mi sembrava un ragionamento assolutamente onesto e logico. La vita di qua, la morte di là. Io sono da questa parte, e quindi non posso essere da quella.

La morte è dappertutto. Nel fermacarte appoggiato sul tavolo, nelle biglie che rotolano sul tavolo da biliardo, dappertutto. Quando qualcuno vicino a noi muore, o semplicemente ci lascia, la morte arriva a toccare pure noi, come una sorta di malattia contagiosa. Le persone ci sono, domani forse no; certi personaggi ci conquistano mentre sfogliamo le pagine, ma dobbiamo accettare l’idea che potrebbero scomparire nel capitolo successivo. Dire addio, nel mondo di Murakami, è un privilegio che non è quasi mai concesso. Ma l’autore ci avverte anche di non prendere questa verità troppo sul serio, perché “prendere le cose sul serio non sempre significa avvicinarsi alla verità”.

3 –  Il sesso è difficile

“Vorresti fare l’amore con me?”
“Naturalmente,” dissi.
“Ma puoi aspettare?”
“Naturalmente posso aspettare.”
“Prima vorrei cercare di mettere un po’ di ordine dentro di me.”

Le scene sessuali di Norwegian Wood sono lo specchio dei turbamenti dei suoi personaggi. Caotico, confuso, misterioso, il sesso può esserlo anche nella realtà. La sessualità dei personaggi di Murakami è un labirinto dentro al quale pure loro stessi si perdono.

4 – L’originalità ha il suo prezzo

Abbiamo tutti qualcosa di squilibrato, qualcosa che non funziona, tutte persone che non sanno nuotare come si deve e che vanno sempre più a fondo. Siamo tutti così, in un modo o nell’altro: io, Kizuki, Reiko. Come mai non ti piacciono persone più normali?

In un mondo estremamente globalizzato, essere creativi è un lusso che pochi si possono concedere. Il desiderio di far valere la propria voce, il bisogno irresistibile di essere se stessi, il bisogno di cucirsi addosso uno stile personale… Tutto questo può significare l’emarginazione dal gruppo, dalla massa. La differenza è preziosa, ma si paga al caro prezzo dei malintesi e delle litigate.

“Io non penso che sia così,” dissi dopo aver riflettuto un momento. “Per me non avete proprio niente di squilibrato, né tu né Kizuki né Reiko. Le persone che sembrano squilibrate a me sono tutte quelle che vanno in giro per il mondo senza nessun problema.”

5 – Il tempo non sempre cura le ferite

Era Norwegian Wood dei Beatles in una annacquata versione orchestrale. E come sempre mi bastò riconoscerne la melodia per sentirmi turbato. Anzi, questa volta ne fui agitato e sconvolto come non mi era mai accaduto.

Tutti (o quasi) i personaggi di Norwegian Wood hanno un tratto comune: un trauma, spesso vissuto in età adolescenziale, che li ha segnati in maniera irreparabile e che spesso torna fargli visita. Un amico morto suicida, un cuore spezzato, una serie di lutti famigliari… I traumi sono i veri antagonisti dei protagonisti, come se fossero spaventosi mostri che non cedono di fronte al tempo che avanza, ma anzi sembrano rinvigorirsi ed ingigantirsi. Sono i traumi a delineare i caratteri dei personaggi di Norwegian Wood, donando loro personalità complesse e contorte aldilà di ogni comprensione.

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