John Fante e il sogno americano

Era un bel problema, degno della massima attenzione.
Lo risolsi spegnendo la luce e andando a letto.

John Fante, Chiedi alla polvere

Il 9 maggio del 1983 il Mondo si svegliò più povero. Il giorno prima, nel letto di una clinica nei pressi di Woodland Hills si era spento, portato via a pezzi dal diabete, John Fante.

Ogni amante della letteratura americana sa chi è Fante: quelli che non lo conoscono, dovrebbero saperlo e farebbero bene a correre a leggere qualsiasi cosa abbia scritto.

Non perdetevi nemmeno una pagina di John Fante.

Nato in Colorado, a Denver, nel 1909, Fante è l’archetipo del perfetto self made man americano ma con una nota di tragicità, tipica di quelle immortali icone americane come Marilyn Monroe, James Dean e Elvis Presley. 

L’ American Dream, il Dio laico fatto di sogni e speranza, che ha attirato milioni di immigrati al di là dell’oceano Atlantico, infatuati, incantati, dalla possibilità di una vita migliore. 

Il Sogno Americano ha dato a Fante ciò che desiderava, lo ha fatto emergere dalla massa di senza-nome che erano gli italo-americani. Carne da macello, destinata alle cucine e ai lavori più umili. Condannati senza appello al fondo della società statunitense assieme ai neri, ai cinesi e ai messicani. Il Sogno Americano realizzato  lo ha reso uno scrittore, uno scrittore famoso ma poi, beffardo, gli ha tolto tutto: la fama, la vista, le gambe. I suoi libri.

Chiedi Alla Polvere, Einaudi

Una vita disperata e santa, quasi da romanzo e infatti Arturo Bandini, il protagonista dei suoi racconti, altri non è che l’alter ego di Fante stesso. Chiedi alla polvere, Aspetta primavera Bandini, La strada per Los Angeles altro non sono che una grande autobiografia, l’urlo rabbioso di un uomo comune che sogna di fare lo scrittore. Sono l’epica lotta di una anima lanciata contro le difficoltà, contro la povertà, contro le porte sbattute in faccia. La fuga dal Colorado, le liti con il padre, Los Angeles, i lavori precari, i conti che non tornano mai. Ogni cosa recupera il suo posto in un viaggio che si fa memoria attraverso gli anni ’30, gli anni di Roosevelt, del New Deal e della Grande Depressione. 

L’uomo di ingegno si riserva alcune prerogative, ad esempio la scelta dei propri interlocutori.

John Fante

Fante, non ancora scrittore affermato, si ritrova a scrivere per Hollywood e per alcune testate locali. Un lavoro che non ama ma che gli permette di entrare in quella middle class americana, sogno ti tanti immigrati. Nonostante tutto, Fante, non molla la scrittura e alle soglie degli anni ’40 arrivano i primi successi: Aspetta primavera Bandini e Chiedi alla Polvere.

Il successo fu tanto immediato quanto effimero.

La guerra cambiò profondamente la società americana. Non c’era più spazio per Bandini, la gente pensava a Hitler, ai giapponesi, allo sforzo bellico, alla vittoria. I libri di Fante scompaiono e il loro autore vivrà una crisi narrativa che durerà decenni. Negli anni ’60 nessuno si ricorda più dei libri di Fante. Le uniche copie superstiti si possono trovare nelle biblioteche pubbliche nei sobborghi di Los Angeles. Il Sogno Americano ha mostrato la sua faccia più beffarda. Ha illuso e disilluso. Ha dato e ha tolto. 

1978, was a good year. Bisognerà attendere gli anni ’80 per conoscere l’epilogo di questa storia. Un colpo di mano, un magnifico finale a sorpresa: un ostinato Charles Bukowski che obbliga la sua casa editrice, la Black Sparrow, a ripubblicare tutte le opere di John Fante che il vecchio Hank considera  senza mezze misure “il migliore scrittore che abbia mai letto”, “il mio Dio”.

Sogni Di Bunker Hill, Einaudi

Lo stile pulito, adamantino e allo stesso tempo caldo di Fante torna a vedere la luce. Il vecchio scrittore, ormai ammalato da tempo di diabete riesce a vivere la gioia di questi ultimi fuochi e con caparbietà, detta alla moglie il suo ultimo capitolo delle vicende di Arturo Bandini: Sogni di Bunker Hill. 

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Clara
4 mesi fa

Dalle prime pagine di Chiedi Alla Polvere, Fante è diventato uno dei miei autori preferiti.
Splendida descrizione di questo scrittore, che riesce a parlare dei più alti ambienti così come dei più miserabili borghi con lo stesso, lucido, calore.
Grazie.