Anne Sexton, poesie di una donna tormentata

“Chi sono?”
“Angeli caduti, né buoni da essere salvati, né cattivi da
essere perduti”, dicono i contadini.

Anne Sexton, Gli Angeli Caduti.

Anne Sexton (1928 – 1974) è una voce fuori dal coro, insolita e disperata. Femminista, denigrava il destino da casalinga che la società le voleva imporre, denunciava l’ipocrisia dilagante e attaccava il grigio benpensantismo che riduceva la fede cristiana alla quotidianità frivola delle buone azioni. Tuttavia soffriva di devastanti sensi di colpa verso quella cultura del maschio dominante che la voleva ridimensionare, per un bisogno di libertà femminile che la società non vedeva di buon occhio.

Anne Sexton.

La poesia confessionale di Anne Sexton nasce perciò da un bisogno di autoanalisi, nasce in clinica: è lo psichiatra a consigliarle di scrivere. Quelle che emergono dalla sconvolgente poesia della Sexton sono le grida di donne sovversive, stanche di essere delle figure marginali nascoste all’ombra dei mariti; donne tormentate e assolutamente vulnerabili, soffocate dagli stretti grembiuli da casalinga. I monologhi esistenziali di Anne Sexton ridisegnano i limiti tradizionali della poesia del ‘900, toccando tematiche femminili scottanti e scomode per l’epoca: il ciclo mestruale, la masturbazione, l’adulterio, l’aborto… Anne Sexton rappresenta una autentica paladina della libertà sessuale femminile: basti pensare a componimenti come La ballata della masturbatrice solitaria.

[…]Pensa per esempio a stanotte, amore mio:
ogni singola coppia si unisce,
all’unisono s’inverte sottopra,
un’abbondanza fatta di due su gomma e spugna,
in ginocchio, spingendo, testa a testa.
La notte, da sola, sposo il mio letto. […]

Anne Sexton, La Ballata Della Masturbatrice Solitaria

Anne Sexton cela la sua sofferenza dietro la maschera di una donna donna affascinante e sensuale, sempre curata nel trucco, fasciata in abiti elegantissimi e sempre in tacchi a spillo. Nelle sue apparizioni in pubblico si presenta barcollante, lancia i vestiti e le scarpe sulla folla; poi legge le sue poesie sbronza e con voce sensuale. Emerge perciò il suo stato disperato, contraddistinto dall’etilismo e dall’abuso di psicofarmaci.

 […]Oggi la corte suprema ha legalizzato l’aborto.
Benedetta.
Benedette tutte le donne
che vogliono rifarsi a propria immagine e somiglianza
ma non tutti i giorni. […]

Anne Sexton, È Vero?

Le tematiche delle poesie della Sexton sono il risultato metaforico delle sue esperienze autoanalitiche. “Se avessi fatto tutte le cose che confesso, non avrei avuto il tempo di scrivere poesie” ammette, e quindi, pur nell’ambito estremamente biografico della sue poesie, abbiamo un ampio margine in cui contenere lo scandalo suscitato dai temi trattati (che variano dalla masturbazione, all’onnipresente pulsione suicida).

Nel 1972 inizia a soffrire di un’insicurezza estrema e devastante. L’ombra della morte, vista come la fine di tutti i mali, perversa sulla sua poesia, che nel frattempo diviene folle e delirante. I tentativi di suicidio, il desiderio di farla finita, la morte dell’amica e poetessa Sylvia Plath, diventano punti centrali della sua poetica. Inizia così una disperata ricerca di un punto di riferimento trascendentale, religioso, che accolga la sua fame d’amore e che gli doni quella pace che soltanto la morte pare essere in grado di prometterle.

[…]C’è speranza,
c’è speranza ovunque.
Oggi Dio dà latte
ed io ho il secchio.

Anne Sexton, Neve.

Un tremendo remare verso Dio, che approda nel suicido avvenuto nel 1974, anno del suo divorzio.