La prosa spontanea di Jack Kerouac

Jack Kerouac ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa che essa non potrà più rifarsi una verginità.

Henry Miller

On The Road, il romanzo più celebre di Jack Kerouac, è il manifesto di quello stile disordinato ed incisivo che l’autore ha creato insieme ai suoi amici della Beat Generation. Ribattezzato dallo stesso scrittore come Prosa Spontanea, si tratta di una nuova idea di scrittura fluida, libera da ogni tipo di filtro, veloce, scatenata come una jam session di jazz, diretta e spontanea. I pensieri devono essere impressi su carta così come vengono e la mano che impugna la penna si deve muovere eccitata fino ad avere i crampi, nel disperato tentativo di stare al passo con la mente.

Jack Kerouac e Neal Cassady

In On The Road, questo stile frenetico ci accompagna per le strade dell’America degli anni ’40 in compagnia dello stesso Jack e di Neal Cassady, il vero protagonista del romanzo. Ed è proprio nell’amicizia epistolare tra i due che Jack trovò quello stile che rese celebre la Beat Generation. Ma chi era Neal Cassady? Neal Cassady era un costante viaggio in un’America folle, un’auto rubata dopo l’altra, un abuso sconsiderato di alcol e droghe di ogni tipo,  un’amore perduto e un’amore ritrovato, una serie di rapporti sessuali folli ed estremi. Era questo e molto altro; uno spirito irrequieto in perenne movimento, nato durante un viaggio dei suoi genitori, come se a quel continuo viaggiare fosse stato destinato fin dalla nascita. Un’esistenza complementare alla vita di Kerouac, il quale in più di un’occasione ha ripetuto come Neal fosse per lui più di un amico, una sorta di fratello maggiore. In questi viaggi affascinanti ed intensi, Neal ha chiesto più volte a Jack di insegnargli a scrivere, per coronare il suo sogno di diventare uno scrittore. Paradossalmente fu Kerouac ad apprendere da Cassady. Neal, infatti, era solito scrivere lunghe lettere a Jack dove raccontava le vicissitudini di quella vita sconsiderata e dissoluta che conduceva. In termini di stilistica, quelle lettere erano caratterizzate da una forte spontaneità, una disordinata rapidità ed un’incisiva intensità. Era lo stile che Kerouac stava cercando. Un modo di scrivere assolutamente libero, adatto a raccontare quelle storie di assoluta libertà. Kerouac abbandonò ogni stile di scrittura accademico da lui studiato per abbandonarsi a quella scrittura priva di ogni inibizione grammaticale e sintattica. Nasceva la prosa spontanea: scrivere con eccitazione, senza preoccuparsi dell’uso corretto delle parole e senza aver paura di commettere errori. Kerouac prese la sua cultura letteraria e si permise di stravolgerla, di farla a pezzi come un’oggetto senza valore. Infatti, in questa visione, lo stile non ha valore alcuno. Nulla conta più, se non la verità che scaturisce dalle parole.

L’arte è buona quando muove dalla necessità; questo tipo di origine ne garantisce il valore, e nient’altro.

Neal Cassady

Un’altro aspetto fondamentale della scrittura kerouachiana è la vita che ogni personaggio, primario o secondario, emana. Nessuno rimane “nero su bianco”, ogni personaggio riflette mille sfumature, possiede un’anima ed è unico ed indimenticabile. Tutti prendono vita nei romanzi di Jack Kerouac, creando una vera e propria bibliografia di anime umane. Anime che non smettono mai di stupire con la loro eccentricità e di divertire con la loro stravaganza. Kerouac usò quel linguaggio folle per raccontare la vita di quelle persone che lo entusiasmavano: 

le sole persone che mi interessano sono i pazzi, i pazzi della vita, i pazzi delle parole, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che non sbadigliano mai o dicono un luogo comune… Ma bruciano, bruciano come candele romane nella notte.

Jack Kerouac, On The Road.