Quarto potere

Lo si potrebbe quasi considerare il film più sensazionale, che sia mai stato girato a Hollywood

The New York Times

Dopo la morte del magnate della stampa Charles Foster Kane, viene realizzato un servizio che ne fornisce un ritratto nello stile del cinegiornale americano. Ma il produttore non è contento: non basta mostrare ciò che Kane ha realizzato nel corso della sua vita; il pubblico vuole piuttosto sapere chi egli fosse realmente. La parola enigmatica “Rosabelle”, pronunciata da Kane in punto di morte, può forse essere la chiave d’accesso alla sua personalità.

Quarto potere, 1941. Orson Welles.

Il reporter Thompson è incaricato di risolvere il mistero della vita di Kane intervistando le persone che lo hanno conosciuto meglio. Il film è perciò costruito sui ricordi di cinque intervistati, presentati in forma di flashback. Uno dopo l’altro vengono mostrati i fatti salienti della vita di Kane; partendo dalle umili condizioni della sua famiglia, che cambiano improvvisamente grazie all’eredità della madre, che affida la sua tutela ad un tutore affinché gli sia garantita un’ottima istruzione. In seguito, il giovane e spregiudicato protagonista fa carriera come editore di quotidiani, costruisce un impero e lo perde. Veniamo informati del suo fallito tentativo di conquistare la poltrona di governatore,  del naufragio dei suoi due matrimoni, della sua mania di collezionare – e soprattutto possedere – opere d’arte, e infine della smodata ambizione che lo porta a costruire il castello di Xanadu, dove muore solo e amareggiato.

Tutto nel film rivela incertezza, contorsione, sforzo di comprendere e impossibilità di farlo, continuo tormento espressivo. L’uso dei grandangoli lo sfruttamento della profondità di campo, l’illuminazione fortemente chiaroscurata… Non si può conoscere (se non parzialmente); non si può dominare la realtà; la si può soltanto rappresentare.

Fernando Di Gianmatteo

Francoise Tuffaut, ha reso omaggio al film dicendo: “è un inno alla giovinezza e una meditazione sulla vecchiaia, un saggio sulla vanità delle ambizioni e un poesia sul fallimento, e inoltre una riflessione sulla solitudine degli uomini eccezionali”. Per il reporter, cosi come gli intervistati, il significato della parola “Rosabelle” rimane “il pezzo mancante” del puzzle. Il pubblico invece ha il privilegio di gettare lo sguardo su un cumulo di cianfrusaglie, apparentemente prive di valore, cui dopo la morte di Kane viene appiccato il fuoco. Si scopre che la misteriosa parola è la marca di una slitta gettata nel fuoco insieme ad altri oggetti. Da bambino, Kane si era ribellato alla separazione dalla madre e aveva scagliato la slitta contro il suo nuovo tutore. “Rosabelle” è quindi il simbolo dell’infanzia perduta, tuttavia questa consapevolezza non ci aiuta a mettere a fuoco la personalità di Kane. Tale presunta “mancanza” appare del tutto intenzionale, nonché causa della sua celebrità. L’estetica del film è fortemente stilizzata, grazie soprattutto alla scelta estrema della prospettiva e per l’attenzione ai simboli visivi. Una delle innovazioni stilistiche più rilevanti consiste nella contemporanea accentuazione di figure e oggetti in primo piano e delle azioni che si svolgono sullo sfondo. “Grazie al suo uso della profondità di campo, Orson Welles ha restituito al reale la sua percepibile continuità” afferma il critico francese Andre Bazin, descrivendo questo capolavoro, che oggi occupa il primo posto tra i 100 migliori film americani.

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