Il contatto con il mondo esterno

C’è sempre quel momento in cui lo sport instaura un certo legame con ciò che lo circonda. Per dirla tutta, più che lo sport, è lo sportivo che si trova a conoscere questa nuova realtà.
Fino ad un certo punto, infatti, non ci si spinge oltre ai genitori, a qualche amico, ai propri compagni di allenamento.
Ma quando si parla di una competizione, di una partita, un torneo, un’esibizione, beh, in quel caso, è tutta un’altra storia.
Bisogna conoscersi per sapere le possibili emozioni, sensazioni che si proveranno, ma anche quando crediamo di saper tutto di noi, l’equilibrio cristallino potrebbe saltare con un solo soffio.
Ci sono quei tanti volti che si puntano fissi su di te, c’è l’attesa delle voci per il goal definitivo, c’è l’allenatore che ti osserva, sugli spalti la persona che proprio desideravi lì. I conti con se stessi non si fanno fino in fondo, per lo meno, fino a quando non te li trovi spiaccicati sotto al naso.
Della mia esperienza ricordo veramente tanto. Ricordo il sudore degli allenamenti, l’elemento che non usciva, la determinazione, la continua paura di sbagliare. E se ci penso ho anche un intero elenco di prove sbagliate, competizioni ruvide e poi tante lacrime. No, il mio sport non mi rendeva triste per niente, anzi era, ed è ancora, una tra le cose che preferisco al mondo.
Probabilmente ero io che non sapevo gestirmi, non mi conoscevo ancora abbastanza. Non avevo più quei sette anni dove la caduta alla trave era una tragedia, ne avevo sedici, diciassette e la caduta era una sconfitta personale, ma io, una di quelle ragazze adolescenti brave, con dei bei voti a scuola, una crescita lineare e senza grandi difficoltà, le difficoltà me le creavo da sola. E se me lo chiedeste ancora oggi, probabilmente, non potrei rispondere altro se non che non mi conoscevo ancora.
Sono caduta molte volte, ma ho saputo anche rialzarmi, asciugandomi e facendomi asciugare le guance. Ho saputo combattere per qualcosa e vi rivelo che, anche se, solo alla fine, il traguardo l’ho raggiunto nel modo migliore possibile. Sono stata in grado di mettere in disparte tutto ciò che mi causava tremori e paure, ho saputo mettermi in gioco un po’ di più e fidarmi delle mie possibilità. Ve lo dico a bassa voce, ma le mie ultime tre travi le annovero tra i migliori esercizi fatti.
Altro da dire? Niente rimpianti nel mondo sportivo, provate e riprovate e ce la farete.

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Maurizio Ponzoni
1 anno fa

Molto brava è un piacere leggere quello che scrivi