Hurricane, il grido dell’innocenza

“Here comes the story of the Hurricane
The man the authorities came to blame
For somethin’ that he never done”. 

Bob Dylan, Hurricane.

Quando un artista come Bob Dylan si spende in questo modo per una storia, significa che questa ha davvero qualcosa di unico, di importante. La dimostrazione ulteriore è l’ottima pellicola confezionata da Norman Jewison, tratta appunto, dalla vita di Rubin Hurricane Carter, ingiustamente incarcerato per omicidio negli anni ’60, mentre era all’apice di una carriera di successi. La sua storia fece molto scalpore in America, tanto da essere eretta a simbolo del razzismo imperante di quegli anni all’interno del sistema giudiziario statunitense, poi consacrata nel biopic divenuto cult, Hurricane – Il Grido dell’Innocenza.

Rubin Carter, 1958.

Il film, che sto per illustrarvi, deve molto soprattutto all’interpretazione onnipresente che ci aspettiamo da un attore del calibro di Denzel Washington. Che in questa parte, come in molte altre da lui interpretate, si cala perfettamente nel personaggio principale il pugile degli anni 60, Rubin “Hurricane” Carter. La fisicità e la voce fuori dal campo rendono l’interpretazione, dell’attore afro americano, unica e una candidatura all’oscar, come migliore attore protagonista. Mostra alla perfezione, l’odio e la rabbia per una società e una giustizia corrotta come poteva essere l’America degli anni 60. Un carattere quello del protagonista, che si tramuta anche in rassegnazione, i alcuni spezzoni del film.

Hurricane – il grido dell’innocenza, 1999.

Rubin Carter, vive una gioventù difficile, crescendo in un’America razzista, nella quale i neri scontano ancora retaggi di discriminazione e violenza. Arbitrariamente chiuso in un riformatorio, dopo 8 anni riesce a fuggire. Si arruola nell’esercito ma al suo ritorno, viene nuovamente incarcerato. Scontata la pena diviene un pugile professionista, arrivando a sfidare il campione del mondo dei pesi medi. Poco dopo viene accusato e condannato, ingiustamente, a tre ergastoli per triplice omicidio. Mentre sconta la condanna a vita, Carter scrive la sua autobiografia, che arriverà poi tra le mani di un ragazzo di Brooklyn. Il ragazzo si rivede in lui e lo contatta via lettera, ricevendo risposta e iniziando un rapporto epistolare molto profondo. Prenderà a cuore la storia di Carter al punto da coinvolgere nel caso alcuni suoi amici canadesi, che se ne occuperanno personalmente.

A primo acchito sembra che l’impronta della trama, sia l’odio razzista, ma oltre sicuramente a quello, a mio avviso il tema principale è la condanna che il film vuole affliggere al sistema giudiziario statunitense. Caotico, confusionario e soprattutto facilmente manipolabile, anche da semplici poliziotti corrotti, con indagini forzate e pregiudizievoli. Gli abusi del potere sono all’ordine del giorno, e questo è un filo sottile che si può affibbiare, in molti tratti anche alla società, in cui viviamo ora. Molto spesso corrotta, dalle persone più influenti del mondo, con crimini che prima di avere un colpevole passano secoli, o sentenze assurde date a piccoli o grandi crimini non sempre bilanciate correttamente dalla giustizia. In questo film, anche le abilità degli avvocati, sembrano farla da padrone, sovrastano la verità rendendola quasi insignificante. Conta di più la furbizia delle singole persone più di tutto il resto. Vi domando è cosi diverso oggi? Non sembra anche a voi, che più di trovare la verità le persone preferiscano essere furbe, per tirare l’acqua al proprio mulino? D’altronde “l’innocenza è una merce sopravalutata”. Gli organi giudiziari sono inutili, al fronte dell’inadeguatezza, e alla scarsa morale dei suoi esecutori, che sfruttano ripeto, per vendette personali.

Vi invito quando avrete tempo, se potrete di vedere questo film, e alla fine riflettere su ciò che avete visto e trasportarlo con la vostra conoscenza alla società contemporanea, e domandarvi se qualcosa o nulla è cambiato rispetto alla storia vera, del pugile, quasi campione del mondo dei pesi medi degli anni 60, Rubin “Hurricane” Carter. Buona visione.

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Luca Petini

Mi hai fatto venire voglia di vedere questo film. La vicenda biografica del pugile afroamericano offre uno spaccato sulla società americana del tempo (ma anche contemporanea). Ne rivela le fragilità, le incongruenze, le assurdità.